“Hanno ucciso un altro dei nostri” sono queste le parole che risuonano nella mente di Giulia, giovane maresciallo Siciliano trapiantato a Roma per realizzare il suo sogno di sempre: lavorare nei RIS, il reparto investigazioni scientifiche dell’arma. Il suo equilibrio lavorativo viene sconvolto da quella frase e da tutte le conseguenze che ne comporta.
Qualcuno sta uccidendo dei colleghi e per lei è un dovere morale aiutare e scoprire chi c’è dietro, spera di farlo dal suo laboratorio ma non ha fatto i conti con Alberto, il capitano, il SUO uomo che la spedisce dal RIS direttamente sul campo per aiutare i colleghi del ROS.
Non sarà semplice, è nuova, è un “topo da laboratorio” come la definiscono brutalmente i ragazzi della squadra “se il comando l’ha mandata da noi dobbiamo tenerla e avranno le loro ragioni” Sono queste le parole che usa Andrea. Capitano anche lui e capo squadra. Lavora con i ragazzi da anni dentro lì comanda col pugno di ferro ma, fuori è tutta un'altra storia. Tra loro c’è rispetto, fiducia e complicità. La squadra è la sua famiglia. L’arrivo di Giulia sconvolge tutti gli equilibri soprattutto quelli di Andrea. Lui dovrà fare i conti con il suo principio più importante ”mai con una collega” lei dovrà modificare la sua prima impressione “arrogante e supponente” e capire che dietro quegli occhi da duro c’è molto di più. I mondi si mescolano, il dolore unisce, la costanza fortifica…
Giulia pensa e opera sostenendo che “Possiamo occuparcene noi” Ma per Andrea “non c’è un noi” E se invece ci fosse? Se invece potessero collaborare? Se i ragazzi della squadra accogliessero Giulia tra di loro? Se Giulia diventasse un bersaglio? Cosa farebbe la squadra, cosa farebbe Andrea…Le indagini e la vita privata si incrociano, le fila si ingarbugliano, sale la tensione e l’adrenalina scorre sempre più veloce.