Cronache dalla quarantena

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Guardare oltre la finestra puntando alla terrazza del vicino o alla vastità del cielo e della natura? Esplorare e descrivere i meandri interiori, le profondità nascoste nel sottoscala della nostra esperienza, quello che siamo, quello che avremmo voluto essere, o trasfigurare tutto nell’immaginazione? I modi e le opzioni di raccontare l’isolamento possono essere tanti e diversi, tutti dettati dalle nostre inclinazioni, dalle nostre necessità, persino dalle nostre urgenze.
Lo avevamo immaginato, lo abbiamo voluto verificare chiedendovi la disponibilità a mettere per iscritto, in un breve spazio determinato, la vostra esperienza di quarantena. Il risultato è stato in qualche modo straordinario. Non solo per la larga partecipazione, che ci fa sentire una comunità vicina, ma anche perché l’esercizio si è tramutato, come speravamo, in una rappresentazione plurale di questo tempo, a dimostrazione di quanto la scrittura (e la lettura, che sempre la precede e la segue) possa essere uno strumento formidabile di indagine, un luogo decisivo di sintesi e di chiarezza, un modo per dar vita esteriore a ciò che viviamo.
Tutto questo ci dicono i ventidue racconti che pubblichiamo di seguito. Racconti che abbiamo selezionato con fatica, perché tanti altri ci è dispiaciuto non comprenderli. E va sottolineato che diversi testi sono stati esclusi per un vizio, per così dire, formale, ma dirimente: erano ben più lunghi dei milleottocento caratteri richiesti. L’ampiezza del testo, in un esercizio di questo tipo, è però elemento fondamentale per dar vita a una comparazione credibile.
Di sicuro vogliamo ringraziare tutti quelli che hanno accettato di partecipare e misurarsi con noi in questo gioco/laboratorio. Segno di una comunità viva di donne e uomini appassionati delle parole e dei tanti modi di usarle.