Un grande economista ripercorre le tappe fondamentali della sua vita, segnata da episodi avventurosi e da incontri straordinari. Dall'esilio nel campo profughi svizzero durante l'ultimo conflitto mondiale all'incarico di «fattorino», spedito a recapitare messaggi a Benedetto Croce e a contattare Luigi Einaudi, nel corso del tentativo di «pace separata» ordito da Adriano Olivetti nel 1943.
Scorrono sul filo della memoria, oltra ai primi incontri con i testi classici da Marx a Keynes, le importanti esperienze di lavoro a partire dal Dopoguerra a fianco di Ernesto Rossi, dello stesso Olivetti, di Enrico Mattei e di Gunnar Myrdal. Tutti leader, uomini che avevano in comune una qualità che Giorgio Fuà ritiene irrinunciabile per l'imprenditore il cui compito è quello di dare un senso al lavoro degli uomini e non la semplice «scommessa» del profitto.
Giorgio Fuà (Ancona 1919-2000) è stato uno dei massimi economisti italiani, dal 1959 ha insegnato alla Facoltà di Economia e Commercio di Ancona. Ha lavorato con Adriano Olivetti, con Gunnar Myrdal all'Onu e con Enrico Mattei all'Eni. Ha fondato l'Istato. istituto di formazione manageriale. Della sua vasta produzione ricordiamo: per i tipi del Mulino «Occupazione e capacità produttive» (1976), «Problemi dello sviluppo tardivo in Europa» (1980), «Industrializzazione senza fratture» (1983), «Conseguenze economiche dell'evoluzione demografica» (1986), «Crescita economica, le insidie delle cifre» (1993). È morto ad Ancona, ad 81 anni, il 13 settembre del 2000.
Roberto Pertini (Roma 1957), giornalista, lavora alla «Repubblica», si è occupato di economia e storia. Per Laterza ha curato «Capitalismo inquinato» (1993), raccolta di scritti di Entico Rossi con una introduzione di Eugenio Scalfari. Ha seguito, ottenendo il riconoscimento del Presidente Ciampi, l'ingresso dell'Italia nell'Euro.