Il figlio del pastore

Il figlio del pastore

Format: Kindle Edition

Author: Lorenzo Viani

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"Il Figlio del Pastore" fu scritto nel 1929, e pubblicato l'anno successivo, col sottotitolo di romanzo con cui era stata presentata l'opera immediatamente precedente, "Ritorno alla Patria", per la quale, però, la qualifica suonava più usuale. Infatti, il protagonista di quella, il Tàrmito, ha l'anima di Viani e la vicenda riflette la vita di lui, mossa dal suo stesso slancio vitale, ma porta un altro nome il che consente all'autore di dirottare dal reale all'immaginato. Viani non valicò mai l'Oceano, ma gli emigranti che popolano i suoi scritti (in specie, gli articoli) lo attraversarono. Viani andò in guerra volontario, come il Tàrmito, ma non morì, però la morte dei compagni lasciò tracce in lui, e spesso gli capitava di rammemorarla.
Viani racconta sempre se stesso: il contenuto della sua arte è la sua vita, come la visse e come la immaginò. Non c'è confine netto tra il reale e l'immaginato. Viani mette avanti i momenti di più intensa concitazione: le paure raggelanti ("fui colto da raccapriccio: quella carogna straccata dal mare era una donna") come gli incanti paradisiaci (approdando a Venezia, l'apparizione, anzi l'abbaglio di San Marco). E riesce a darci la stessa sorpresa e la stessa esaltazione che provò lui. È una esplorazione attraente, quasi magica, indagare come siano svegliati e tenuti all'erta tutti i nostri sensi: ai nostri orecchi arrivano suoni leggeri (il ronzio di un insetto, il frusciare di una foglia) oppure rumori da stordirci (stridere d'ingranaggi, urli umani, il fischiare del sinibbio). E non possiamo scansare odori dei più forti, come il profumo dinervante di certi fiori, il fetore delle acque nocenti, il catrame, l'aglio, il sito del tabacco macubino. Anche le punte delle nostre dita acquistano sensibilità: sentiamo il duro e il freddo del travertino, il liscio della seta, la rigidezza tagliente dei panni marinareschi impeciati. E non mancano i sapori, li sentiamo sulla lingua: quello del cacio pizzichente, quello della polenta ancora fumante, e il fumo greve dentro le bettole. Per di più, ogni senso è collegato con gli altri, li contrasta o li asseconda. L'abbagliante lirismo di Viani nasce dall'urto dinamico tra i vari elementi da cui è strutturata la vicenda: l'orrido dà risalto al bello. Viani ha spiegato il suo procedimento: "Il bello è la rivelazione di una forma sepolta al di là del vero".